Solving problem

«Uscire dalla crisi non è facile. Signor Tarantino, anche se ci prestasse il suo mister Wolf, neppure lui riuscirebbe da solo a risolvere tutti i problemi…» Cosi il 12 giugno 2015 nell’osservante ritualità delle doléances sui problemi dell’industria cinematografica italiana, Sergio Mattarella alla consegna dei David di Donatello in Quirinale. Fra i beneficiati anche il regista di Pulp Fiction, che non ha celato la soddisfazione per l’insperata citazione, tanto da abbozzare: “Non me l’aspettavo. Chissà potrei ritornare sul personaggio.” Se potessi tenterei di dissuadere Tarantino dal farlo. Perché l’apparizione di Mr. Wolf consegna alla pratica cultuale del cosiddetto cinema autoriale, iattura assoluta, ma linfa benefica per la critica cinematografica esclamativa, un personaggio compiuto e catafratto (per gli smemorati https://www.youtube.com/watch?v=YyTXiDDwEeE). Al di la dei truci antefatti, cioè la gestione del cadavere di Marvin, un piccolo spacciatore vittima della dabbenaggine di Vincent Vega, Mr. Wolf  incarna lo spirito pratico yankee. E’ assolutamente esiziale che sia chiamato a risolvere il problema di un’auto imbrattata di sangue e pezzi di cervello. E’ l’approccio che convince, che suscita ammirazione e prescinde dall’efferatezza del caso: cortese e affabile con il padrone di casa, spiccio e deciso con i due killer. Sicuro nell’esito positivo finale. Solving problem; qualsiasi.         

Luigi Manias