La favola delle api

Recensendo l’edizione critica di Kaye de The fables of the Bees, or Private Vices, Pubblic Benefits di Bernard Mandeville, in accordo col Sakmann, che non riconosceva all’opera “alcuna efficacia nella storia della filosofia, priva come gli pareva di serietà speculativa”, Benedetto Croce si chiede dunque cosa fosse La favola delle api, affermando risolutamente che si trattasse: “Per l’appunto di “un paradosso”, un’ostinazione nell’unilaterale e perciò nel falso, una tesi svolta più o meno brillantemente per esercitare l’ingegno e per sbalordire, scandolezzare o semplicemente incuriosire e divertire.” Il ritardo di ricezione dell’opera di Mandeville in Italia può essere certamente spiegata con la nota avversione di Benedetto Croce ai “triviali sofismi” della filosofia utilitarista. E la prima traduzione italiana de The fables of the Bees, or Private Vices, Pubblic Bnefitds (1714), affidata a Clara Parlato Valenziano, esce esattamente 60 anni fa nel settembre del 1961 per i tipi di Boringhieri, nell’elegante veste creata dalla tipografia Parenti di Firenze, a nove anni dalla morte di Benedetto Croce. Era il 59° volume della collana Enciclopedia degli autori classici, ideata e diretta da Giorgio Colli. Strana collana in cui Colli si era proposto di ripubblicare tutti i libri letti da Nietzsche, specialmente sotto la suggestione di Schopenhauer. Nell’introduzione Mazzino Montinari censiva i primi timidi precedenti italiani – peraltro del solo poemetto L’alveare scontento – di Chiabra nel 1904, di Arata nel 1953 e di Goretti nel 1958. Ma anche l’edizione Boringhieri è manchevole dei successivi saggi e dei sei dialoghi della seconda parte della Favola, che nelle intenzioni dei curatori “saranno oggetto di ulteriore traduzione e pubblicazione nella presente collana.” In realtà bisognerà attendere prima il 1978 con la pubblicazione dei Dialoghi tra Cleomene e Orazio e il 1987, quando finalmente Tito Magri licenzierà per Laterza la traduzione integrale della Favola, sulla cui edizione sarà esemplata quella a cura di Carlo Sini per la Rizzoli. Luigi Manias