Le api di Tonino

L’arrivo odierno della prima edizione de Il Miele di Tonino Guerra uscita per i benemeriti tipi del Maggioli di Rimini, ma materialmente licenziata nell’ottobre 1981 dalle Officine Grafiche Romagnole di Sant’Arcangelo di Romagna, suggerisce questo breve introito ad un preliminare repertorio delle ricorrenze apistiche nell’opera del grande poeta romagnolo, attinte dal provvido e socorrevole Web. Non senza prima informare l’eventuale lettore di queste brevi note che nella prefazione alla seconda edizione de I Bu, sempre per Maggioli, Roberto Roversi avverte che con Il Miele quello è “il libro principe di questo autore”. A mo’ di didascalia dell’immagine a corredo sappia il desocupado lector che, per cortese intercessione dell’ottima ceramista faentina Maria Cristina Sintoni, Tonino Guerra donò a chi scrive copia dell’edizione roversiana de I Bu, impreziosita da uno suo schizzo. Ma per tornare ai reperti della rete fosfenica segnalo subito https://www.youtube.com/watch?v=uK5A1eZD29c. Qui Gianfranco Angelucci, scrittore, regista e sceneggiatore felliniano, su sollecitazione di Salvatore Giannella, nella ricorrenza centenaria della sua nascita ricorda l’amico Tonino Guerra. Di rientro dalla Russia per la rimozione di un tumore benigno ad opera di Alexander Konovalov, il maggior neurochirurgo dell’epoca, Guerra portò con se, quale reliquia taumaturgica per l’enigmatico futuro, l’icona di un santo minore al quale si era forse rivolto in quell’ora topica. “San Serafin era un piccolo santo, anche un po’ gobbo, parlava con gli orsi, dava loro del miele. Mi chiedo se non sia più lui ad aver bisogno di me. Però la notte mi tiene compagnia.” Tonino Guerra, l’ultimo sopravvissuto dell’aureo schedario continiano, beneficiò Angelucci e pochi altri intimi come Giannella, a cui si deve la più densa e partecipata testimonianza della ricorrenza centenaria https://www.giannellachannel.info/gianfranco-angelucci-tonino-guerra-serafim-santo-che-dava-miele-agli-orsi/, di un piccolo libro manoscritto, tenuto a stento da uno spago. Un lunario poetico dei mesi dell’anno dai versi oracolari, racconta Angelucci. Per marzo, il mese che gli diede la vita e a questa lo sottrasse, scrive: “I fiori dei mandorli per le api affamate”. Luigi Manias