Vir – us

Vīrus in latino significa “tossina” o “veleno”, ma anche il titolo della mostra di Fabrizio Dapra, che dal 5 novembre si potrà ammirare a Casa Borrelli. Fabrizio Dapra, originario del piacentino (1956), dopo intensi studi artistici, si trasferisce nel 1987 in Sardegna, facendo della sua casa – laboratorio in Masongiu, alle falde del Monte Arci, un epicentro attivissimo di workshop artistici condivisi, collaborando con la Biblioteca Gramsciana e il gruppo Boghes, di cui è socio fondatore. Ha esposto in numerose collettive e personali in musei e spazi privati. La mostra di Dapra non intende cogliere l’apparente o cogente attualità della pandemia in corso o di altri flagelli sanitari, temi in verità di grande appeal e splendidamente interpretati nella storia dell’arte sin dal Trecento, quanto proporre una riflessione e una indagine sulle patologie umane. Dapra assume come principio ispiratore una visione organica del Vir, cioè da ciò che è l’uomo e dagli elementi che questi porta in se e con se; ovvero tutto ciò che è vita, compresi i Virus. Le tele in esposizione propongono le modalità di sviluppo e diffusione dei Virus, ma anche una riflessione sull’uomo e sullle conseguenze delle sue azioni. Il colore diventa dunque strumento per la narrazione della vita biologica dell’uomo, con tutti i pro e i contro. Tutto ciò che è vita viene raccontato con accenti coloristici, talvolta sopraffanti, altre volte minimi ed essenziali come le eliche del Dna o le volute del cervello umano. Infine l’uomo viene descritto con delle barche – contenitori che si sovrappongono a tutta la storia collettiva di una famiglia. Bios quindi ma anche Vir-us. Luigi Manias