Un’arte dimenticata. I

Un eventuale cultore di arti applicate, che intendesse conoscere consistenza e qualità delle collezioni di xilografie di istituti pubblici e privati sardi, potrebbe consultare una mappa di orientamento che dia un’idea organica del posseduto? Allo stato attuale no. La gravità di questa lacuna è strettamente proporzionale all’interesse generale odierno per la xilografia in Sardegna: modesto. Ricordare che i xilografi sardi nella prima metà del ‘900 assursero a dimensione europea e lamentarsi per l’ignavia odierna è esercizio stucchevole. Forse sarebbe utile in ambito critico definire, artista per artista, escludendo i casi più conclamati di Delitala e Dessy, quanto l’affermazione xilografica sia stata funzionale alle loro carriere e verificare in che misura la xilografia sia praticata oggi dagli artisti sardi. Per tornare alla mappa, l’epicentro del patrimonio xilografico sardo si trova a Cagliari e le due istituzioni pubbliche che si contendono il primato del posseduto devono molto alla lungimiranza e generosità di Nicola Valle e dei suoi eredi. Il Gabinetto delle stampe della Biblioteca Universitaria di Cagliari che comprende circa 450 xilografie, è opera sua; poi proseguita dal suo successore Papò nella direzione della Biblioteca. Un’esplorazione di dettaglio del posseduto, suscettibile di correzioni, ristretta agli artisti di riferimento indicati da Remo Branca in La Xilografia in Sardegna, ha dato, salvo errori, questi esiti: 20 opere di Giuseppe Biasi , 6 di Remo Branca, 21 di Mario Delitala, 12 di Stanis Dessy, 3 di Carmelo Floris, 1 di Mario Mossa Demurtas e, artista più rappresentato, Felice Melis Marini con 45 xilografie.

Luigi Manias