Ciau Pierré

Nel novembre del 2014 stavo cercando di ricostruire, secondo una scansione storica confortata da attendibili fonti documentaria, la nascita, l’evoluzione e il declino di una capo di vestiario maschile che ebbe una certa fortuna negli anni ’60: la giacca in cosiddetto stile Nehru. Cally Blackman in Questioni di stile. 100 anni di abbigliamento maschile (Mondadori Milano 2009: 184-187) ne tracciava a sommi capi la storia, attribuendone la paternità a Pierre Cardin. A commento di un’immagine a tutta pagina del capo in questione Blackmann scriveva: “Pubblicità per Pierre Cardin sulla rivista “Adam”. Grazie agli accordi di produzione su licenza (in questo caso con Bril), i suoi capi pret – a – porter, il cui taglio sciancrato esercitò sulla moda un’influenza straordinaria, divennero relativamente accessibili. La giacca con abbottonatura nascosta e piccolo colletto rialzato e allacciato su un lato è il prototipo della giacca in stile Nehru (dicembre 1961).” Esposi questa tesi a Giuseppe Pugliatti – un raffinato intenditore di fashion – che convenne che Cardin avesse messo in collezione una giacca Nehru nel 1961, anche se la sua linea innovativa in quell’anno era basata sulle cosiddette “giacche alla Beatles” (dette così perché i quattro di Liverpool commissionarono ad un sarto Britannico delle copie “non autorizzate” di quella giacca). Secondo Pugliatti la diffusione della giacca Nehru iniziò a partire dal 1966 ed ebbe il suo picco massimo nel periodo 1966-69, per declinare rapidamente. Se Cardin la propose nel ‘61 quel seme non attecchì immediatamente, anzi è probabile che quella del celebre couturier Francese sia stata una sorta di intuizione profetica fatta in tempi non ancora maturi. Dal 1962 fino al 1966-67 Cardin, scrive Pugliatti, si dedicò ad una bella linea “neo – Edoardiana” (giacche asciutte, revers piccoli, abbottonatura alta, doppio petti a sei bottoni incolonnati), e soltanto verso il 1967-68 cambiò direzione verso una linea “futuristica” spaziale. Il paradosso è che nel periodo di maggior voga della giacca Nehru (le cui origini secondo Pugliatti vanno cercate nella “swinging London”) non sembra che Cardin ne proponesse in collezione. Pertanto quella che talora viene presentata come giacca Nehru di Cardin è in realtà una giacca trasformabile, non una pura Nehru. Si tratta di una tipica giacca”Edoardiana”, con abbottonatura nascosta, che poteva essere indossata con camicia e cravatta (sotto piccoli revers a dente) o con il colletto ed i baverini rialzati, con sotto un dolcevita. Nella giacca della foto pubblicata su “Adam” sono da notare infatti la piega ancora visibile dove i revers risvoltano e la mancanza di abbottonatura sotto il collettino. Non è dunque una giacca “Nehru”, ma una giacca di linea “futuribile”, non molto dissimile da quelle poi fatte copiare dai Beatles degli esordi. Una giacca Nehru ha infatti il collettino all’impiedi (come nelle giubbe estive della Marina Militare, ma a differenza di queste senza i gancetti di chiusura) e i quarti inferiori dritti, non arrotondati. Altra differenza importante è che essa viene rigorosamente portata senza camicia e cravatta, ma o con un dolcevita, oppure con una camicia dal collettino all’impiedi (genere clergyman). E a conferma della sua stringente argomentazione Pugliatti mi inviò l’immagine di una Nerhu jacket portata da Sammy Davis Jr ed un figurino del 1968, completamente diversi dal modello di Cardin, al quale rimane il merito di averne preconizzato i caratteri fondanti. Luigi Manias