Sbadati!

In una lettera alla madre del 3 ottobre 1927 Gramsci dichiarava, relativamente a due opere in sardo, la sua preferenza per la lingua campidanese: “Ho ricevuto pure la predica di prete Poddighi, ma essa non è molto divertente; certo non c’è l’umorismo fresco e paesano di quella al «populu de Masuddas». Con uno sforzo di memoria, nonostante che l’abbia sentito poche volte, sono riuscito a ricordarmene interi brani e perciò te l’avevo domandata. E ite cou no mais bogau — chi si nci boghint is ogus — e un arrogu e figau — ecc. ecc.; questo mi piace molto.” La lingua campidanese, la prima lingua neolatina scritta d’Europa, con attestazioni che risalgono all’anno mille, sino a non molto tempo fa era considerata una variante di una lingua sarda unica, mai esistita.  In realtà Campidanese e Logudorese  sono due lingue sarde neolatine autonome, con solo il 15% di parole in comune. E’ stato dimostrato che le parole, nel 30% delle due lingue, hanno il lessema in comune, legato al vocabolo latino dal quale entrambi derivano, così come nell’italiano e in altre lingue neolatine. Due lingue diverse per struttura morfo-sintattica (unità sintattiche differenti), per fonetica (moduli fonico – ritmici diversi), per ortografia e coniugazione dei verbi. Ebbene il Campidanese, la lingua sarda parlata da 3/5 della popolazione isolana, nel Testo Unificato 36-167-228, cioè un progetto di legge sulla tutela della lingua sarda, licenziato nella seduta del 20 settembre 2017 dalla seconda commissione della Regione, è scomparsa. Nonostante gli encomiabili sforzi  del http://comitatolinguacampidanese.it/  la stragrande maggioranza dei consiglieri regionali ha dunque “dimenticato” la lingua campidanese. Non possiamo che sollecitare i lettori di Marmilla Cultura ad aderire al comitato per rafforzare gli unici difensori della biodiversità linguistica sarda e affermare i diritti della lingua campidanese.   Luigi Manias