I giacimenti culturali in Marmilla Cultura

Il termine “giacimenti culturali” fu coniato dal Ministro del Lavoro Gianni De Michelis nell’ormai remoto  1986, con l’art. 5 della legge finanziaria, che prevedeva un piano di intervento per tentare di lenire la disoccupazione giovanile. La locuzione venne rilanciato dal Antonio Paolucci, ministro dei Beni Culturali nel biennio  1995-1996 nel governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, che  paragonò i  beni culturali al “petrolio d’Italia”, idrocarburo di cui, come è noto, l’italico suolo difetta. Ma sia De Michelis sia Paolucci in realtà facevano riferimento alla nostra sedimentazione culturale, unica al mondo per eterogeneità e consistenza. Un autentico tesoro, contrariamente a quanto affermato da altri ministri della Repubblica (Tremonti), da sfruttare economicamente quasi fosse, appunto, un giacimento di petrolio che, se lasciato sommerso non è utile a nessuno. Corre l’obbligo dunque di farlo affiorare per poterlo appunto sfruttare e metterlo a reddito. Marmilla Cultura intende avviare più progetti di “emersione” e di sfruttamento di questo immane patrimonio culturale. Il primo sarà il progetto nazionale denominato Le api di carta, dal suggestivo titolo dato da Marco Accorti ad una straordinaria bibliografia apistica. Il progetto già esposto nel volume Le api buridane, prende le mosse da questo assunto. In Italia gli archivi, le biblioteche, le pinacoteche, i musei pubblici e  privati conservano, ad oggi quasi totalmente inesplorati, degli autentici tesori che parlano di api, apicoltori e apicoltura. Il progetto Le api di carta, presentato ufficialmente a Roma il 10 novembre in occasione dell’8^ edizione di Apididattica intende incoraggiare, favorire e assistere la ricerca nel mare magnum di documenti, libri, opere d’arte. Una task force di archivisti, bibliotecari, operatori museali, storici dell’arte, antropologi, supporterà chi intenderà cimentarsi in questa immersione culturale e accoglierà gli esiti delle ricerche in www.marmilacultura.it , che è già configurato come repository di contenuti digitali.              Luigi Manias