Un caso unico. L’atto di nascita di Antonio Gramsci

La non ineccepibile trascrizione dell’atto di nascita di Antonio Gramsci, proposta da Angelo d’Orsi nella sua recente biografia, non fa giustizia di tutta una serie di elementi di probabile curiosità. Il primo riguarda la data di nascita, già oggetto dello scorso articolo, in quanto indicatrice della conclamata trascuratezza di Francesco, padre di Antonio Gramsci. Il decreto  del re che il 17 novembre 1865 istituisce lo Stato Civile nel Regno d’Italia, all’art. 60 prevedeva che: “L’Ufficiale a cui si presenti una persona per dichiarare una nascita dopo il termine di cinque giorni fissati dalla legge, o che venga egli stesso a conoscere l’omessa denunzia, deve farne rapporto al procuratore del Re.” Francesco Gramsci dichiara all’ufficiale di stato civile, il sindaco di Ales l’avvocato don Raimondo Coni (art.1), sul quale il procuratore del re esercitava, ai sensi dell’art.13, “l’immediata e diretta vigilanza”, il 22 gennaio 1891 come data di nascita di Antonio. La registrazione dell’atto è del  27 gennaio; giusto in tempo per evitare il ricorso al magistrato. Anche la discrepanza di un giorno attestata nel registro dello stato civile e in quello della parrocchia è certamente imputabile a Francesco Gramsci; che  comunque di fatto rende incerta la vera data di nascita di Antonio Gramsci. Altri elementi di interesse sono la tardissima registrazione, annotata a margine il 4 gennaio 1995 e preceduta da quella del Comune  di Roma, che aveva all’epoca la competenza per gli atti provenienti dall’estero, dell’atto di matrimonio di Antonio Gramsci con Giulia Schucht, avvenuto a Mosca il 23 settembre 1923. Mentre l’annotazione  di morte è certamente posteriore, sebbene rimandi alla registrazione dell’atto trascritto nei registri dello stato civile di Roma, coeva all’evento. La  stessa mano vergava  una nota di commento alle firme di Delio e Giuliano Gramsci, che  fanno di quest’atto di nascita un unicum assoluto; dato che l’ordinamento dello stato civile vieta categoricamente  che le annotazioni a margine non siano pertinenti  alla materia. Nel 1947 l’allora impiegato di stato civile Renzo Manias, per sua stessa ammissione raccolta a suo tempo dallo scrivente, chiese al sindaco dell’epoca  Paderi  il permesso di far apporre, come egli stesso scrisse,  le “Firme dei  figli di Antonio Gramsci di passaggio, provenienti dalla Russia (URSS). Ales 29/12/1947.”     Luigi Manias