Nino mi chiamo. Evoluzione di un nome

Mutuando dal titolo della bella biografia a fumetti di Gramsci creata da Luca Paulesu cercherò di ricostruire, con la disamina di alcuni documenti, la genesi del nome Nino, con il quale Antonio Gramsci nel contesto famigliare e amicale era conosciuto. Secondo l’autorevole repertorio di Emidio De Felice (Nomi d’Italia, vol. 3, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1978, pp. 40 – 41) il nome Nino sarebbe l’abbreviazione di vari nomi  che hanno la terminazione in nino. Nel nostro caso deriverebbe dalla forma alterata Antonino e coinciderebbe con lo spagnolo niño (bambino). Nell’atto di battesimo a Gramsci furono posti i nomi di Antonio Sebastiano Francesco, ma nello stato delle anime della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Ales del 1891 Sebastiano e Francesco spariscono per far luogo al solo Antonino, di cui questa  è certamente l’attestazione più antica, poiché del medesimo anno della nascita. In ambito famigliare il nome Antonino da quel momento si affermerà definitivamente, per poi trasformarsi dopo poco tempo nel più sincopato Nino.  In un passo di un’inedita lettera dalla Tunisia della fine del 1900 alle sorelle Giorgio Marcias, fratello di Peppina, nel chiedere  notizie dei parenti conferma l’uso del nome Antonino: “Come state a salute in famiglia? Ciccillo ha ricevuto il primitivo impiego? e cosa fa? Grazia vive ancora? Continua sempre la santa confessione e comunione, andando a disturbare e rosicchiare quei marmi della chiesa di Ghilarza?  Beata lei che fa anche la mia parte, però non confesserà di certo i miei peccati. Ah! Almeno fosse. Gennaro ha continuato gli studi oppure cosa fa a Ghilarza? Grazietta, Emma, Antonino, Mario, Teresina e il piccolo Carlino stanno bene? Ne è venuto qualche altro ancora al mondo?” Quasi certamente nel 1900 Antonino Gramsci era già chiamato Nino, mentre l’Epistolario I (1906 – 1920) lo registra per la prima volta in una lettera al padre da Santu Lussurgiu del giugno del 1908.   Luigi Manias