L’inedito edito, ovvero invito alla lettura

La Biblioteca Gramsciana annovera nel suo cospicuo patrimonio librario anche due opere dello storico Nino Valeri: Da Giolitti a Mussolini, nelle due edizioni per  Parenti (1956)  e Il Saggiatore (1967) e Turati e la Kuliscioff (Le Monnier, Firenze, 1974). Il suo nome campeggia, quale direttore della collana La vita sociale della nuova Italia dell’UTET, nell’occhiello dell’ottavo volume. Autore Salvatore Francesco Romano, titolo Antonio Gramsci; ponderosa biografia –  della quale ben due copie sono nel catalogo della Biblioteca Gramsciana – che precederà di un anno quella di Peppino Fiori per Laterza (1966).  Così esordisce Romano nel capitolo I primi anni di vita (pag.9): “Nell’atmosfera di fatalismo che faceva accogliere passivamente alle madri meridionali i figli come un dono del cielo, e affidava all’oscura volontà della divina provvidenza la loro sorte di nascere o perire, nacque ad Ales, un piccolo paese agricolo della provincia di Cagliari in Sardegna, il 23 gennaio 1891 dalla casalinga Giuseppina Marcias e dall’impiegato d’ordine dell’Ufficio del registro del luogo Francesco Gramsci, Antonio, il quarto di una famiglia che doveva accrescersi ancora numerosa nei prossimi anni.”  Dunque niente di nuovo sotto il sole. Una delle due date di nascita era già nota ben oltre mezzo secolo fa. Romano però subito dopo confonde le carte: “Nato in effetti il 22 gennaio (e non il 17 come indurrebbe a credere il fatto che egli riferiva di essere nato il giorno di Sant’Antonio Abate) il piccolo Gramsci fu battezzato il 29 seguente, “solennemente, e secondo il rito della Santa Romana Chiesa” nella cattedrale dal Vicario generale, monsignor Sebastiano Frau, alla presenza del delegato del padrino, che era il notaio Francesco Puxeddu di Masullas, e gli furono imposti oltre al nome di Antonio, quegli dell’officiante e del padrino Sebastiano e Francesco.” Romano dunque conosce il contenuto dell’atto di battesimo e la data del registro delle nascite, ma non fa menzione di quest’ultimo. Da qui la necessità di contestualizzare, con un puntuale riscontro documentale e proponendo la trascrizione integrale della fonte civile e di quella ecclesiastica, la differente data. Niente è più inedito di ciò che è edito.      Luigi Manias