Delio Delogu e il Tripoli. Un centenario dimenticato

Tra il 29 e il 30 ottobre 2014 il cacciamine Vieste della Marina Militare Italiana ha condotto le operazioni di ricerca del relitto “Postale Tripoli”, esplorando  circa 4 miglia quadre a largo del golfo di Olbia. L’attività che s’inscriveva nel programma di collaborazione fra Marina Militare ed il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), nell’ambito del Progetto Commemorazione della Prima Guerra Mondiale, ha permesso la localizzazione di un relitto a 20 miglia da Capo Figari, adagiato su un fondale di circa 1000 metri di profondità, correlabile con quello del Piroscafo Tripoli. Esattamente 100 anni fa il piroscafo “Postale Tripoli”, affondato nella notte tra il 17 e il 18 Marzo 1918, poiché silurato da un sommergibile tedesco, faceva rotta tra il Golfo degli Aranci  e Civitavecchia. Quella notte viaggiavano 489 persone, di cui 63 membri dell’equipaggio, 379 militari (tra cui molti della brigata Sassari) e 47 passeggeri civili. Fu definito “il più grande disastro della navigazione commerciale in Sardegna, ed il più grave e drammatico episodio della Prima Guerra Mondiale che abbia coinvolto l’isola”. Ben 286 persone, pari al sessanta per cento delle persone imbarcate, perirono nell’affondamento della nave. Il ventenne Delio Delogu, caporale del 2° Reggimento Artiglieria da Fortezza, era uno di questi. Nato ad Oristano nel 1898 era uno dei due figli, come scriveva Antonio Gramsci,  dello “zio più simpatico”, Serafino, allora unico farmacista della città arborense. Delio Delogu è citato in due lettere dal carcere scritte nel 1927 da  Antonio Gramsci a sua madre Peppina Marcias e a suo fratello Carlo. Nella prima del 25 aprile chiede alla madre se: “Zio Serafino sa che ho dato nome Delio al mio bambino?”. La tragica fine di Delio, l’unico figlio maschio di Serafino Delogu, di cui troviamo traccia nella lapide dei monumenti ai caduti di Piazza Mariano a Oristano, certamente aveva colpito Gramsci, tanto da indurlo a dare il nome Delio al suo primogenito. Nella seconda lettera del 12 settembre Gramsci scrive: “Solo zio Serafino si accorse delle deplorevoli condizioni di debolezza in cui mi trovavo, e mi invitò a stare con lui ad Oristano, come ripetitore di Delio. Vi rimasi 1 mese e 1/2 e per poco non divenni pazzo. Non potevo studiare per il concorso (Collegio Carlo Alberto), dato che Delio mi assorbiva completamente e la preoccupazione unita alla debolezza mi fulminava. Scappai di nascosto. Avevo solo un mese di tempo per studiare. “  A 100 anni di distanza la rievocazione del tragico affondamento del “Tripoli” si inscrive nel contesto di quell’universo degli affetti – come lo definiva Peppino Fiori –  di cui Antonio Gramsci è sempre stato, pur nella lacerante distanza fisica, intensamente partecipe.    Luigi Manias

Altri media.Il servizio di Super TV Oristano è  tra il minuto 6.55 e il minuto 10.03.  https://www.youtube.com/watch?v=h8D05dNdesk . Domenica 18 marzo Antonio Pintori ha dedicato un denso articolo a pagina 54 dell’Unione Sarda e Manlio Brigaglia ne La Nuova Sardegna a pagina 34 ha accolto il mio ricordo su Delio e il Tripoli nella rubrica La parola ai lettori.