Un salvataggio cruento

Nella sua opera Tommasi descrive il 31 ottobre 1917 la disfatta di Caporetto con la marcia della Brigata per raggiungere Casarsa. Dopo ripetuti falsi allarmi sulla presenza dei tedeschi a Codroipo, in prossimità della strada ferrata, racconta:  “Facciamo qualche passo ancora, fra la confusione sempre più crescente. Nuovamente si ode gridare: “I tedeschi!”. Guardo, questa volta è vero; i tedeschi sono a cinque passi da noi, ma sono un piccolo gruppo, un cadetto imberbe, biondo, piccolo, un ragazzo quasi, e qualche soldato. Dapprima esitano, pur con le pistole in pugno, poi il cadetto si avvicina e ci investe audacemente: “Allons! En Allemagne!…” Ma furono le sue ultime parole … Lo afferro per le mani e traggo la pistola. Lo vedo impallidire, scolorire del tutto, con una paura folle sul volto. Premo il grilletto, ma il colpo non parte. Il cadetto ha in viso come una espressione di ribellione per questo mio atto sommario di fronte alla sua evidente disposizione di arrendersi lui … un colpo in mezzo al viso e lo lascio; cade fra le verghe del binario ferroviario, sostenendosi con le mani piantate per terra, quasi a guardare il sangue che gli zampilla dalla ferita sui sassi davanti che se ne bagnano. Lo lasciai così, ed ero freddo, perché non ero riuscito ad accendermi, fosse pure soltanto d’ira.”[i]  Giancarlo Bazzoni mi confida invece che l’uccisione del cadetto, raccontatogli da sua nonna materna Marietta Tommasi, sorella di Giuseppe, che tuttavia ne ignorava la rilevanza, fu ineluttabile perché questi aveva catturato il tenente colonnello Stanislao Mammucari, comandante del 151 reggimento, di cui Tommasi era Aiutante Maggiore.[ii] E’ chiaro che la prigionia avrebbe rappresentato per  Mammucari non solo un onta terribile, ma avrebbe compromesso certamente le sue aspettative di carriera militare. Ecco perché l’episodio fu dal Tommasi sottaciuto e trasfigurato. Luigi Manias

[i] Tommasi, op. cit., p. 215-216