L’albionica Alvernia

Secondo alcuni studiosi la carta a mano dell’Alvernia ebbe una diffusione limitata al solo territorio francese. In realtà il suo uso fu più ampio, tanto da valicare la Manica e con committenti  di assoluto prestigio, come Francis Meredith Wilfrid Meynell, il fondatore della Nonesuch Press. Estraggo da un mio saggio di prossima pubblicazione per l’Editore Tallone alcune note. Nel 1925, alla vista di una copia su carta a mano d’Alvernia di  The Sailor’s Return di David Garnett, Francis Maynel da quel momento diviene “very fond of French  paper made in Auvergne”. Meynel usa per la prima volta “a delightful Auvergne hand – made paper” per l’edizione Nonesuch del 1927 delle Memories for my Grand – Son di John Evelyn, composto con i caratteri tipografici creati dal vescovo di Oxford John Fell e stampato dalla Oxford University Press. Questa edizione viene prima pubblicata su un’apprezzata carta a mano inglese, la Barcham Green, nell’intento, fallito, di ricreare la “texture” e il colore della carta del XVII secolo. L’esito è scoraggiante e Meynel decide di distruggere l’intera tiratura. Tenta quindi con la carta a mano d’Alvernia, ma con una tipologia non destinata alla stampa tipografica: “One surprising discovery was a hand-made paper made in the Auvergne as a filter for beer-making.” Ma che l’uso di una carta a mano creata per finalità non squisitamente tipografiche non  fosse esente da difficoltà d’uso è confermato dal tentativo, naufragato, di stampare una delle opere maggiori della Nonesuch: Le storie di Erodoto. Dopo le prime bozze risultano evidenti le difficoltà di mantenere un’inchiostrazione omogenea, data la grande disparità di spessore dei fogli. Il tipografo considera anche l’ipotesi di intervenire sul formato per migliorare la superficie e ridurre l’assorbenza, ma i costi da sostenere scoraggiano il proposito. Anche l’uso del papier d’Auvergne per le carte di guardia è presto abbandonata, data la tendenza ad una rapida decolorazione in sede di rilegatura.    Luigi Manias