La Grande Raffle

“Un homme et son métier” è una collana ideata negli anni ’70 dall’editore parigino Robert Laffont, che nel 1974 decide di raccontarsi in un denso volume di 377 pagine. Nell’antefrontespizio di una copia in mio possesso capeggia una dedica autografa ad un suo autore: “a Claude Levy mon tunde du sympathie da Robert Laffont”.  Nato il 21 marzo 1925 a Enghein-les-Bains, Claude Lévy inizia gli studi secondari al Liceo Luigi Pasteur di Parigi, interrotti però dalla guerra. Partecipa alla Resistenza prima in Combat a Lione nel 1941 poi nel FTP-MOI (35^ Brigata). Arrestato nel dicembre 1943, imprigionato e consegnato ai tedeschi, viene avviato alla deportazione il 2 luglio 1944; ma riesce a fuggire dal treno fatale nell’Alta Marna e raggiunge i partigiani. Sua madre, suo padre e numerosi altri membri della sua famiglia, arrestati dalla polizia di Vichy, perché ebrei, furono deportati e sterminati a Auschwitz. A guerra finita riprende gli studi avviandosi a una carriera di biologo. Levy insieme a Paul Tillard aveva pubblicato nel 1967 per Robert Laffont  La grande rafle du Vel d’Hiv (16 juillet 1942), la storia della grande retata nella quale 4.051 bambini, 5.802 donne e 3.031 uomini di origine ebraica furono ammassati per più giorni in condizioni disumane nel Velodromo d’Inverno di Parigi, fino al loro internamento a Pithiviers e a Beaune la Rolande, prima di essere deportati nei lager in Germania e in Polonia. Il libro di Levy e Tillard, frutto di una lunga inchiesta che mette in evidenza la schiacciante responsabilità del governo di Vichy nella deportazione degli ebrei di Francia, rimane ancora oggi il documento di riferimento sul crimine del “Giovedì nero” del luglio 1942. Secondo  Karen Taieb  (Abbiate pietà di mio figlio, Sperling e Kupfer, Milano , 2012, pag. XIII) fu proprio l’opera di Levy e Tillard ad aver imposto l’espressione “Grande Raffle” e il 16 luglio, data di cui ricorre il suo anniversario, nel 1993 venne scelta per istituire la “Giornata nazionale commemorativa  delle persecuzioni razziste e antisemite commesse sotto l’autorità di fatto detta “Governo dello Stato francese”(1940 – 1944). Levy è ricordato anche per il prezioso e decisivo apporto che fornì a Joseph Losey nella realizzazione di Mr. Klein (1976), la cui sequenza finale nel  Velodromo d’Inverno vede il protagonista impersonato da Alain Delon avviarsi mestamente verso i vagoni merci diretti ai lager.            Luigi Manias