Grand Estomac

Il Manifesto dei Grand Estomac, composto dalle mani sapienti di Enrico Tallone in un bouquet di ineccepibili e variegati caratteri di fonderia (Caslon, Futura et alia), e stampato sempre a mano su un torchio verticale Stanhope da veliero, che troneggia all’entrata dell’atelier tipografico, è un rarità assoluta; per stessa ammissione di chi l’ha creato. Dell’esigua tiratura originaria, sibi ac solibus, di dieci copie su un estenuata Carta di Cina, sembra che i Tallone non ne possiedono più alcuna e un’improvvida visita in stamperia di una torma di vocianti boy scouts al principiare di questo sospetto millennio, in una giornata canicolare, fu la causa della mancata ristampa. Con slancio samaritano Enrico Tallone decise di offrire ai visitatori un rinfrancante, fresco quanto ferace Lambrusco, secreto dalle vigne della “Bassa, la piatta striscia di terra grassa, distesa lungo la riva destra del Po, fra Piacenza e Guastalla. “ Gli effetti furono immediati e uno dei  giovani emuli di Baden Powell assestò involontariamente un vigoroso calcio alla forma del Manifesto, poggiata sul pavimento, leggermente inclinata e orfana di un sostegno posteriore. La composizione in tensione nel telaio serraforme  implose e molti dei caratteri furono irrimediabilmente danneggiati dall’urto. Da quel di,  a imperitura memoria della dabbenaggine umana, i  miserevoli resti della preziosa composizione, riposano in un angolo riservato della tipografia alpestre.  La prima edizione del Manifesto, dicevamo, è ridotta dunque a uno strenuo numero di copie, tanto che Enrico Tallone, rievocandone genesi e dipartita, giusto oggi, mi ha chiesto di farne accurata riproduzione per approntarne prossimamente la ristampa. Un nota papiracea a corroborare l’esclusività di questa degnissima gemma tipografica. La Carta di Cina del Manifesto, che nelle tirature per bibliofili dalla seconda metà dell’800 alla seconda guerra mondiale in Francia era quella più esclusiva, fu acquistata da Alberto Tallone a Parigi negli anni ’30; ma probabilmente risalirebbe, assicura Enrico Tallone, alla fine dell’800. Sin qui le sintetiche note d’obbligo sul manufatto; che intendiamo però corroborare con una disamina, quanto più esaustiva possibile, delle fonti che lo sottendono.       Luigi Manias