Autoritratto

Un’agiata signora londinese, che immagino ancora si occupi di intermediazione immobiliare –  attività che le consentiva lunghi periodi di sfaccendata ed errabonda vacanza – decise qualche anno fa di proporsi allo scrivente come neofita della cultura delle api.  Suo tratto caratteristico era quello di tormentarmi con un laico mantra: “You are lucky to live in this place. I am happy to stay here.” Mi confidò che suo figlio, se non  ricordo male un ingegnere del suono al quale aveva acquistato decoroso villino in Greenwich Village, preoccupato per gli avventati itinerari della madre e le sue improvvide destinazioni, cercò di capire da chi stavolta sarebbe andata a riparare. Dal momento che le indagini oggi si fanno digitando in una stringa di un motore di ricerca il lemma desiderato,  le risultanze che ne scaturirono apparvero all’ing. non immediatamente interpretabili.  Sembrava che la stessa persona si occupasse di apicoltura, archivi, biblioteche, carta e scartafacci vari, eventi culturali,  genealogie, gastronomia, Gramsci; tanto da far legittimamente dubitare che tale strabordante compendio di attività potesse essere esercita da un unico soggetto. Dopo accurati quanto estenuanti raffronti e verifiche ulteriori, si rassegnò malinconicamente  a questa insolita realtà; forse concludendo che anche Manias come molti sottostesse, malgrè lui sia chiaro, a quella condizione esistenziale propria dei tempi moderni, che esigono un adeguato livello di dispersione per garantire una passabile sopravvivenza. Se ormai decennali processi di sedimentazione hanno sortito tale disperante frammentazione di interessi, porre ora rimedio con un incongruo tentativo unificante o selettivo sarebbe sforzo vano. Pertanto, ha concluso sconsolato il direttore Mario Carboni: assecondiamolo, ma con giudizio e vigile attenzione; confermandomi tuttavia, bontà sua, la titolarità di una ridda di rubriche e rubrichette. Luigi Manias