Suoni e musiche nelle Lettere di Gramsci

Ancora una volta Biblioteca Gramsciana Onlus e Nur raccolgono l’invito del Coro Polifonico Algherese per una riflessione condivisa e pertinente alla tipologia dell’uditorio su un tema inedito ai più: il fenomeno musicale nelle Lettere dal Carcere di Antonio Gramsci. Appuntamento dunque giovedì 30 luglio alle 20.30 ad Alghero nel cortile dell’Istituto Tecnico Roth. Intervento questo della Bgo e della Nur quanto mai tempestivo, visto che chi scrive ha collaborato con i curatori dell’edizione critica delle Lettere, di prossima uscita a settembre nella collana “I Millenni” di Einaudi, editore storico di Gramsci. Pertanto lo spoglio dei riferimenti musicali nelle Lettere si è potuto avvalere del testo più rigoroso e completo oggi disponibile. Vi un apparente e fragoroso silenzio sulla musica, perché in realtà a cercare fra le righe, tante di questa ponderosa edizione di oltre 1200 pagine, vi un brulicare di suggestioni musicali, ma anche estetiche, davvero tutte stimolanti. Ad esempio in una lettera del 3 ottobre 1927 alla madre Peppina Marcias scrive: “Ho ricevuto pure la predica di prete Poddighi, ma essa non è molto divertente; certo non c’è l’umorismo fresco e paesano di quella al «populu de Masuddas». Con uno sforzo di memoria, nonostante che l’abbia sentita poche volte, sono riuscito a ricordarmene interi brani e perciò te l’avevo domandata: – E ita ca no meis bogau – chi si nci boghint is ogus, – e un arrogu e figau – ecc. ecc.; questo mi piace molto.” Uno dei capolavori della letteratura in lingua campidanese, come tutta “la poesia del popolo, in tutte le culture del mondo, è invariabilmente cantata” (Paolo Zedda, introduzione a Mille mutetus cagliaritani, Arkadia, Cagliari, 2017:7). La poesia de Sa Scomuniga de Predi Antiogu, rettori de Masuddas è in un metro vicino a “sa repentina”, il canto improvvisato per eccellenza della Sardegna centro occidentale. Un’altra riflessione con ineludibili implicazioni estetiche è quella contenuta in una lettera a Giulia del 1 giugno 1931, : “Io penso che una persona intelligente e moderna deve leggere i classici in generale con un certo «distacco», cioè solo per i loro valori estetici, mentre l’«amore» implica adesione al contenuto ideologico della poesia; si ama il «proprio» poeta, si «ammira» l’artista «in generale». Luigi Manias