Procurade ‘e moderare

La possente statua in bronzo che troneggia in piazza Cantareddu a Ozieri, raffigura in un improbabile costume sardo il giudice della Reale Udienza Francesco Ignazio Mannu, autore del celeberrimo Procurare ‘e moderare, da un anno inno ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna. Chi scrive parlerà, nell’ambito di una articolato programma su opere di autori sardi promosso dal Coro Polifonico algherese in collaborazione con la Biblioteca Gramsciana Onlus e la Nur, della figura del Mannu agli studenti della Scuola Media “Maria Carta” di Alghero,  venerdì 24 gennaio alle 12.30. Nato ad Ozieri nel 1758 e morto a Cagliari nel 1839 Francesco Ignazio Mannu era figlio primogenito di Giovanni Michele Mannu Sussarello (1712 – 1787), giudice Decano e poi Reggente della Reale Udienza e ne ha dunque proseguito, senza raggiungere la stessa carica, le orme del padre. Sarà proposto agli studenti del Carta un itinerario che vedrà il confronto tra due protagonisti del rigoglio innografico italiano, il Mannu, appunto, e Goffredo Mameli, anch’egli di origini sarde e autore dell’Inno d’Italia. Ma sarà anche ricostruito il contesto in cui Mannu compose l’inno durante i moti angioiani di fine ‘700, fortemente ispirati dalla coeva rivoluzione francese, di cui raccoglieva le istanze antifeudali. Procurare ‘e moderare in realtà non postula l’abbattimento della monarchia, ne l’abolizione del regime feudale, quanto piuttosto come indicano i primi versi una gestione corretta e moderata dei medesimi. Sulla fedeltà del Mannu al regime feudale valgano per tutti le considerazioni fatte dall’avvocato Enrico Tola Grixioni, discendente della nobile famiglia ozierese, che nell’introduzione all’albero genealogico del Mannu ricorda che:  “per lunghi anni tormentò, con noiosissimi scritti, il padre perché, facendosi forte della sua splendida posizione e della nota amicizia con il Sovrano, chiedesse un feudo con relativo titolo (almeno una contea) per aumentare il prestigio della famiglia ed elevarla come avvenuto per altre famiglie anche minori che pure avevano ottenuto feudi. Egli, primogenito, sarebbe stato l’erede dell’eventuale titolo feudale. Il secco, reiterato, rifiuto del padre a queste lagnose richieste dovette avvelenargli l’animo sì da spingerlo a scagliarsi contro tutti i feudatari pur non avendo la forza di chiedere a gran voce l’abolizione della feudalità.”                              Luigi Manias