Mutetus. Tra ironia e retorica

Nara, femina bona: / custa e’ Lunamatrona?/Nara femina giusta: / Lunamatrona è custa?// E’ l’incipit di una intensa, quanto informale, gara poetica che in un imprecisato giorno dell’800 vede protagonisti due noti poeti improvvisatori (Antiogu Bray e Chiccheddu Salis) e la celeberrima Potenzia Cappai, che di rimando: Poita mi domandais / Punt’ a coru siais / Cust’e’ sa bidda mia / Punt’a coru’ si bia.// Paolo Zedda, nella partecipata introduzione alla nuova edizione dei Mille mutetus cagliaritani raccolti da Raffa Garzia (Arkadia, Cagliari, 2017), ricorda che i mutetus sono prima di tutto suoni e non segni grafici. Nella Sardegna di un secolo fa quasi tutti i sardi erano poeti – cantanti e il mutetu era la forma strofica improvvisata dominante, non solo nel sud della Sardegna, ma nell’intera Isola. Era la forma più colorita e visionaria della produzione poetica sarda, espressione verace del sentire popolare e non di un’esangue élite di intellettuali. Ma era anche, nel mutetu a duus peis, un banco di prova autentico per dimostrare le propria capacità di sintesi in soli quattro versi. Il patrimonio testuale di questa breve forma poetica cantata era condiviso da un’intera comunità e veniva trasmesso da un cantatore all’altro. Poesia cantata ancora praticata, il mutetu sta raccogliendo sempre più nuovi ed entusiasti estimatori. Biblioteca Gramsciana Onlus e Nur su invito del Coro Polifonico Algherese, hanno organizzato con lo scrivente un’incontro di approfondimento ad Alghero – giovedì 27 agosto alle 20.30, nella splendida cornice del giardino esterno di Casa Gioiosa, a Tramariglio nel Parco di Porte Conte – dove sarà proposta un’ampia disamina dei temi più classici del mutetu: amore, satira e burla, oscenità. Il tutto corroborato da un concerto del Coro Polifonico Algherese diretto dal Maestro Ugo Spanu. Luigi Manias