Annino Mele. Il marchio del bandito

Ha registrato il tutto esaurito nell’accattivante anfiteatro naturale di Casa Borrelli l’incontro con Antony Muroni su Peppino Pes, con oltre 80 presenze e 14 copie vendute del libro, tanto da stupire positivamente lo stesso autore. Comune di Pau, in collaborazione con Nur, Biblioteca Gramsciana Onlus, Biblioteca Comunale – Caffè Letterario casa Borrelli, ovvero l’ampio partenariato ideatore e realizzatore della mostra ed eventi collaterali “Eravamo veramente Far West?”, auspicano che il secondo appuntamento, sabato 29 agosto alle 18.30, non sia meno partecipato. Casa Borrelli avrà un protagonista d’eccezione, di prima grandezza della tragica stagione del banditismo sardo. Annino Mele (Mammoiada 1951) presenterà, con il coordinamento di Sebastiano Tola, la sua penultima opera: Il marchio del bandito. Voglio riprendere il mio posto nella vita (Alfa Editrice, Cagliari, 2019). Perché Mele, attualmente in libertà condizionale, ma che ha trascorso buona parte della sua esistenza in carcere, da qualche decennio ha affidato alle pagine dei libri, rielaborandole letterariamente, le proprie esperienze e quelle altrui. Opera d’esordio l’autobiografia Il passo del disprezzo (1996), poi Sos camminos della differenza (2001), Mai (2005); La sorgente dalle pietre rosse (2007), Sa grutta de sos mortos (2009) Strabismi (2009), Quando si vuole (2016), Il male dell’ergastolano (2018) e Probomines (2019).“La mia infanzia finì quando avevo quattro anni“, quando Mele assistette all’arresto del padre Cosimo, poi assolto dopo tre anni di carcere, che già lo conduceva con sé in campagna per avviarlo al precocissimo apprendistato che, nella metà degli anni Cinquanta, segnava la vita dei ragazzi delle famiglie di pastori. Da qual momento Annino Mele dichiara prima la propria insofferenza e poi l’aperta ribellione contro le tre principali istituzioni: famiglia, scuola e chiesa. Quindi un lungo periodo di latitanza e il carcere, con l’ammissione della propria responsabilità in un sequestro di persona, ma sempre ricusando la più grave delle accuse, il duplice omicidio compiuto nel Capodanno del 1976 a Nuoro. In carcere ha studiato, ha scritto molti libri e si è formato una coscienza politica anche con contatti, mai concretatesi in adesione ideologica, con i brigatisti rossi. Un incontro raro e imperdibile quello con Annino Mele, occasione utile, per chi non l’avesse ancora fatto, per vedere la mostra “Eravamo veramente Far West?” Luigi Manias