Loris Fortuna. Paladino dei diritti civili

Annunciata il 13 e 15 maggio da due interviste radiofoniche rilasciate dal direttore scientifico della Biblioteca Gramsciana Peppe Manias a Radio Rada di Oristano, la nuova iniziativa della Biblioteca Gramsciana, con l’utile pretesto della ricorrenza anniversaria, ricorda ai più un maestro della società democratica, uno spirito libero e integerrimo, difensore dei diritti individuali, grazie al quale e quanti che come lui lottarono per le libertà civili, come il diritto al divorzio e all’aborto, l’Italia poté collocarsi, con non poco ritardo, nel novero dei paesi moderni. Stiamo parlando di Loris Fortuna, di cui ricorrono il 5 dicembre 2020 i 30 anni dalla sua morte. La Biblioteca Gramsciana lo onorerà a suo modo, con un denso programma di eventi e la costituzione di un fondo bibliografico dedicato. Qualche breve nota biografica per rinverdire la memoria su una delle poche figure esemplari espresse nel secondo dopoguerra dalla classe politica italiana. Loris Fortuna, nato a Breno (BS) il 22 gennaio 1924, condivide con Antonio Gramsci lo stesso giorno e mese di nascita. E al partito fondato da Gramsci aderirà nel dopoguerra, dopo aver militato non senza pochi rischi nelle brigate partigiane Osoppo e Friuli, per poi dimettersi nel 1956 dopo i fatti d’Ungheria e aderire l’anno successivo al PSI. Laureatosi in legge a Bologna nel 1949 esercita l’avvocatura con una forte propensione per i temi del lavoro. Nel 1963 viene eletto deputato per la circoscrizione di Udine e subito si fa promotore di proposte di legge per l’ampliamento dei diritti civili e la piena attuazione dei principi costituzionali. Ma il suo nome è legato alle battaglie per l’approvazione della legge sul divorzio, ratificata dal referendum del 12 maggio 1974, e sull’aborto, per le quali stringe una proficua alleanza strategica con il Partito Radicale. Muore a Roma il 5 dicembre 1985, lasciando un profondo vuoto fra i tantissimi che condivisero con lui quelle battaglie di civiltà. Luigi Manias