Qualche buon libro di Cinema

Lo scrivente ha concesso in comodato d’uso gratuito alla Biblioteca Gramsciana un cospicuo fondo dedicato al Cinema, che raccoglie gran parte delle opere pubblicate dai collaboratori di una rivista che per organicità,  coerenza di indirizzo, contributo fattivo alla riflessione critica sul film, ha rappresentato un unicum nel panorama internazionale: Cinema Nuovo. Fondata da Guido Aristarco, che ne è stato il direttore dalla fondazione nel 1952 sino alla sua scomparsa nel 1996, Cinema Nuovo è stato un punto di riferimento imprescindibile per chiunque volesse dotarsi di strumenti interpretativi adeguati alla comprensione della settima arte. Una disamina più specifica sulle qualità di questo fondo meriterebbe non solo uno spazio più ampio rispetto a quello proprio di questa rubrica, ma anche uno scalco critico  più autorevole rispetto a quello che potrebbe esibire lo scrivente. Do solo alcune brevi note descrittive su alcuni opere di cui è autore o curatore Guido Aristarco. L’arte del film (Milano, Bompiani 1950) è la prima antologia storico – critica di estetica del film mai pubblicata in Italia, composta da un’accurata scelta di testi fondamentali: da  Eisenstein a Canudo, da Croce a Gentile, da Pudovkin a Malraux e altri. Un anno dopo, nell’elegante veste dei saggi Einaudi, Aristarco pubblica la prima edizione della Storia delle teoriche del film, la sua opera più importante, che articola  in precursori (Canudo e Deluc; Dulac e Richter), sistematori (Balàzs e Pudovkin; Einstein e Arnheim), divulgatori (Rotha e Spottiswoode), il contributo italiano (Barbaro e Chiarini) e una coda dedicata ai teorici minori, un importante apparato di contributi. Nel 1960 – anno irrepetibile per il cinema italiano che vede la contemporanea uscita di Rocco e i suoi fratelli di Visconti, L’avventura di Antonioni e La dolce vita di Fellini – Aristarco consegna la nuova edizione della Storia delle teoriche del film, completamente riveduta e ampliata, dove accoglie la riflessione di specialisti di differenti discipline (Debenedetti e Hauser), ma sensibili al cinema e in rapporto costante con gli studiosi del film. Luigi Manias