1960

L’evento per il centenario della nascita del grande critico cinematografico Guido Artistarco, svoltosi tra Cagliari, Ales, Ghilarza e Oristano tra il 6 e l’8 ottobre, promosso dalla Biblioteca Gramsciana Onlus con l’apporto decisivo di Daniele Vicari e Antonio Medici, suggerisce qualche considerazione sulla sua opera più importante: Storia delle teoriche del film. La “Nuova edizione completamente riveduta e ampliata”, viene chiusa presso la Tipografia Toso di Torino il 20 febbraio 1960. Einaudi provvederà ad una ristampa identica a quella del 1960 – affidandola alla Tipografia Oscar Gallo il 7 maggio 1963 – anche nella veste tipografica: solido volume in 8° (215 x 160 mm.) di 438 pagine, con legatura rigida in tela arancione, su elegante carta vergata. Nel frontespizio l’anno è ribadito a piè pagina e l’autore titola il denso introito Prefazione 1960. E’ giustificata tanta attenzione numerologica da chi è sempre stato alieno a qualsiasi forma di metafisica? Fra i 551 films usciti nel 1960 – così attesterebbe il censimento proposto da http://www.mymovies.it/film/1960 – basterebbe una quaterna italiana per ignorare tutto il resto o per sbaragliare un’ipotetica concorrenza e forse non solo per quell’anno: Rocco i suoi fratelli di Luchino Visconti; L’avventura e La Notte di Michelangelo Antonioni; La dolce vita di Federico Fellini. L’anno successivo Guido Aristarco licenzia per i tipi de Il Saggiatore, nella raffinata collana Le Silerchie, Cinema italiano 1960. Romanzo e antiromanzo. Le note editoriali della collana, per consumata lungimiranza di tanto editore, furono affidate a “l’ultimo critico scrittore della nostra storia letteraria”, incline però a felice incursioni in altri ambiti: Giacomo Debenedetti. Che così scrive: “Guido Aristarco è partito dalla constatazione che Rocco, L’avventura, La notte e La dolce vita, conseguono risultati tutt’altro che comuni nel cinema contemporaneo di altri Paesi. Quali i motivi di questa maturità, o comunque di questi segni di maturazione, oggi ritrovati dopo i successi e la crisi del neorealismo? Non è un caso che quei quattro film, così diversi tra loro, nel contenuto e nello stile, portino all’incirca la stessa data della Noia di Moravia. Tutto conduce a riconoscere che rapporti più stretti, più dall’interno, si vanno stabilendo tra la narrativa cinematografica e quella letteraria … Aristarco analizza la portata dei nuovi rapporti tra cinema e letteratura. E va a vedere quale delle tendenze oggi in lizza: il romanzo di Visconti, l’antiromanzo di Antonioni, l’affresco di Fellini, accanto alla poesia concreta e insieme emblematica del neorealismo zavattiniano, prometta di più per domani.”          Luigi Manias