Pierre Joseph Aelberts e il papier de Madagascar

Pierre Joseph Aelberts, editore d’arte e bibliofilo eclettico, nasce ad Anversa il 19 aprile 1899 da Pierre Joseph Aelberts, tipografo (19 dicembre 1871 – 19 marzo 1899) e da Claire Fallart (1875 – 1950), che si trasferisce definitivamente a Liegi qualche mese più tardi. Dall’età di 17 anni, Pierre Aelberts è in relazione con l’editore e stampatore d’arte Léon Pichon. Nel 1925, con Dethier che si ritirerà nell’autunno del 1926, fonda le edizioni A la lampe d’Aladdin.  Parallelamente a quest’attività di editore crea, nel 1931, gli Amis de l’art cinematrographique (con Maurice Kunel, Georges Thones, Marcel Thiry, ecc.) è fa proiettare dei films inediti o poco conosciuto di Chaplin, Pabst, Eisenstein, von Stronheim, Bunuel, Crèmillon, … Non aveva mai potuto sopportare l’idea stessa di una qualsiasi censura delle idee, ed espone e vende, di deliberato proposito, nel 1943, dei libri inseriti sulla Lista Otto, libri interdetti dall’occupante tedesco. Denunciato da qualche solerte concittadino, venne arrestato e deportato in Germania ai lavori forzati alla Daimler – Benz di Sindelfingen. Non sarà liberato che il 3 maggio 1945. Di questa dura prova, e sopratutto del saccheggio dei propri beni durante la deportazione, non si rimetterà mai completamente. Il 23 marzo 1983 suo figlio lo trova morto nella sua casa – morte solitaria di un vecchio leone come scrisse Maguy Thiry Thiteux amico fedele dei suoi ultimi anni – per il quale aveva appena completato l’ultimo libro di una carriera lunga più di sessanta anni. Per maggiori dettagli su questa solida fedeltà alla Tipografia si rimanda all’ineccepibile ed esemplare monografia Pierre Aelberts (1899 – 1983) editeur d’art & bibophile ecletique, curata nel 1990 per le edizioni Dismas da Alain Aelberts e Jean – Jaques Auquier. La definizione dei connotati paratestuali dei libri tra le due guerre, in Francia come in Belgio, obbediva fra gli editori e tipografi a posologie condivise. Sulla carta, che è l’ambito di precipuo interesse di questa breve nota, la successione gerarchica nella tiratura era ineludibile: carte esotiche (Giappone, assai più raramente Cina), quindi le francesi di pregio (Montval e Madagascar), l’olandese Van Gelder Zonen o la Pannecock, a seguire tutte le altre carte francesi (Arches, Rives, Marais, Johannot, Lana, per finire con le varie espressioni dell’universo cartario Navarre). Aelberts non si sottrae certo a questo diktat e, relativamente alla Madagascar, la pregiatissima carta di fibra di rafia importata dall’omonima isola e creata negli anni anni ‘20 dagli studi e dalla felice intuizione di André Thiriet nei laboratori Navarre, ne è convinto estimatore sin dal suo esordio con A la Lampe d’Aladdin nel febbraio del 1925, licenziando sino al maggio del 1951, con altri marchi editoriali, ben 46 volumi identificati a catalogo ai numeri 1-13, 18, 20 – 23, 25, 27, 29, 32, 34, 41, 48, 49, 51, 54-55, 57, 65, 67 – 73, 76-78, 80, 82-85.       Luigi Manias