L’avventura della Ventura

Non credo ci sia bisogno di spiriti illuminati come Henri Pourrat e di campioni di pragmatismo dalle visioni lungimiranti come Marius A. Perendeau, artefici di quel straordinario recupero che fu l’usine a papier Richard de Bas, complici  le dubbie suggestioni del “ritorno alla terra” del maresciallo Petain,  per avviare, se non vogliamo cadere nell’enfasi stucchevole di Boos,  una nuova stagione d’interesse per la carta. Oggi invece assistiamo  e documentiamo autentici processi di rimozione, che troverebbero nello scalco auscultativo dello psicanalista favorevole accoglimento. La pervicace e sistematica eliminazione di qualsiasi traccia  e memoria che documenta la fervida stagione  della civiltà della carta, concretando tragicamente l’assunto di Raymon Quenau che il progresso passa di distruzione in distruzione e svelando con questa tragica sintesi le dinamiche di processo del sistema capitalistico e anticipando di parecchi lustri la critica di Latouche e dei suoi emuli italici contro il produttivismo, ha dell’incredibile. Assumiamo a titolo eminentemente esemplificativo la vicenda della Cartiera Ventura di Cernobbio. Il Manuale tipografico dedicato alle carte, filigrane e inchiostri, sottrae per la prima volta a un inspiegabile oblio, seppur nel sintetico profilo e nel corredo di preziose carte filigranate, le vicende di questa benemerita Cartiera. A dare un insolito apporto alla cancellazione delle tracce della Cartiera comacina ha contributo un’istituzione che avrebbe dovuto preservarne la memoria: il Comune di Cernobbio. In un’improvvida deliberazione della Giunta Municipale del 2012 era rimossa, a un decennio dalla sua apposizione, la targa con l’indicazione toponomastica via Cartiera Ventura; salvo riparare due settimane dopo, forse a seguito degli strali dei cittadini memori, con ulteriore deliberato che intitolava alla Cartiera Ventura un’area giochi di un parco, dove era stato a suo tempo collocato il cilindro olandese donato dalla Cartiera stessa.  Luigi Manias